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Rilancio del Sud: si parte dalla scuola ma i finanziamenti UE non bastano

Secondo lo Svimez, l’associazione per lo sviluppo dell’industria nel Mezzogiorno, negli ultimi anni il tasso di emigrazione si è ulteriormente innalzato, con oltre 2 milioni di persone emigrate dal Mezzogiorno tra il 2002 e il 2017
Pubblicato il 04/10/2019 Teleborsa
Il rilancio del Sud passa per l’Istruzione pubblica nazionale. È scritto, a chiare lettere, nella Nota di aggiornamento del Documento di Economia e Finanza 2019, approvato dal Consiglio dei Ministri il 30 settembre scorso. Però sull'effettiva realizzazione dell’obiettivo permangono forti dubbi, rileva il sindacato della scuola Anief.

Giuseppe Provenzano, ministro per il Sud e la coesione territoriale, ha annunciato il piano per il Mezzogiorno che il Governo M5S-PD si appresta a varare partendo dalla Legge di Bilancio 2020, spiegando che si partirà "proprio dalla scuola, con investimenti sugli asili nido". Su come si riuscirà a realizzare tutto questo, però, ancora non è chiaro. Soprattutto perché anche nella Nadef 2019 la spesa per l’Istruzione è prevista in riduzione. Certo, si fa spesso riferimento ai finanziamenti europei, i quali però non possono bastare.

"Il problema è che occorrerebbero somme dieci volte maggiori rispetto a quelle stanziate con l’ultima Legge di Bilancio - spiega Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief - . Ad esempio, il completamento del tempo pieno, a questi ritmi ultra lenti, si realizzerà in tutti gli istituti non prima del 2060. Per non parlare della difficoltà oggettiva di attuare l’uscita posticipata dove le mense scolastiche scarseggiano e si avrebbero comunque difficoltà ad introdurle rispettando le norme su igiene, sicurezza e altro". 

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