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Scuola, Carta docente da 500 euro annui per l’aggiornamento: possibili tagli dal Def

"Un eventuale aumento non previsto del personale docente di ruolo in servizio rispetto a quanto stimato – si legge nel Def - potrebbe comportare una riduzione dell’importo effettivo della carta da individuare con successivo provvedimento"
Pubblicato il 03/05/2019 Teleborsa
Rischia di perdere pezzi uno dei pochi provvedimenti utili, introdotto con la riforma Renzi della Buona Scuola: il Documento di economia e finanza, prologo della prossima Legge di Bilancio, già approvato dal Governo ed ora all'esame del Parlamento, prevede, a pagina 51, che la carta del docente per l’aggiornamento professionale, il "bonus attualmente dell'importo nominale di 500 euro per ciascun anno scolastico finalizzato all'aggiornamento e alla formazione dei docenti di ruolo", manterrà l’attuale consistenza in considerazione del fatto che "i posti in organico di diritto non sono totalmente coperti dal personale di ruolo in servizio. Tuttavia, "un eventuale aumento non previsto del personale docente di ruolo in servizio rispetto a quanto stimato – si legge ancora nel Def - potrebbe comportare una riduzione dell'importo effettivo della carta da individuare con successivo provvedimento". 

Pensare di ridurre il finanziamento ad personam, in caso di maggiorazione di organico, rappresenta l'ennesima operazione che vede la scuola pubblica al centro di una politica di sostegno a costi invariati, quindi priva di investimenti che guardano all'elevazione dell'offerta formativa e di chi la realizza, segnala l'Anief

"L'aggiornamento professionale commenta - Marcello Pacifico, presidente nazionale del giovane sindacato - va mantenuto nei termini attuali, non intaccandolo nemmeno di un euro. Poi, al ministero dell’Istruzione ci devono spiegare la motivazione per la quale un docente precario che svolge questa professione stabilmente, magari anche abilitato all'insegnamento e operante su posto senza titolare, non debba avere accesso al bonus da 500 euro. E lo stesso vale per un amministrativo, un tecnico, un collaboratore scolastico, per non parlare di un Dsga, che nella scuola dell'autonomia assolve ad incombenze sempre maggiori: per quale motivo, questi lavoratori non debbono avere diritto a conoscere nuove modalità professionali e competenze utili al loro lavoro quotidiano?", si chiede Pacifico.
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