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Pensioni, i tempi della scuola non combaciano con quelli della riforma

Il sottosegretario Duringon definisce la riforma "una misura non strutturale"
Pubblicato il 12/12/2018 Teleborsa
Le notizie sull’anticipo pensionistico in via di approvazione non sembrano essere tra le più rosee visto che uno degli esponenti maggiori del Ministero del Lavoro, il sottosegretario Claudio Durigon (Lega), definisce la questione come una “misura non strutturale” che comporterà una riduzione dei lavoratori beneficiari inizialmente previsti.

I tempi della scuola inoltre mal si incastrano con i ritardi che sta subendo il via libera atteso dal decreto per la sua attuazione. Infatti applicare la quota 100 nel 2019 equivale a non poter far lasciare, ai lavoratori della scuola, il servizio il prossimo mese di settembre (unica “finestra” possibile per chi lavora a scuola) ma solamente alla fine dell’estate successiva.

Marcello Pacifico
, esponente dell’Anief-Cisal, commenta l’evoluzione della questione affermando che tutto ciò:“sarebbe una beffa cosmica, perché mentre in Europa si continua ad andare via dalla scuola a 63 anni, senza penalizzazione, noi continuiamo a trattare i nostri insegnanti come dei ‘paria’. Come se non svolgessero una professione a rischio burnout e come se la categoria fosse tra le più giovani al mondo, anziché la più vecchia.” e cosi, sempre Pacifico, conclude: “Noi però non ci rassegniamo: nel ddl sulla Legge di Stabilità, abbiamo chiesto alle commissioni di competenza l’estensione del carattere gravoso per tutti i docenti e l’accesso alla pensione con i requisiti precedenti alla legge Fornero”.


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