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Scuola, partono le nuove iscrizioni: alle superiori 100 classi ridotte a 4 anni. Già pronte altre 92

Il sindacato della scuola Anief spiega: ristretta l’offerta formativa senza toccare il primo ciclo che in Europa dura di più, urge anticipo primaria a 5 anni
Pubblicato il 09/01/2018 Teleborsa
Oggi 9 gennaio è ufficialmente partita la macchina organizzativa ministeriale per le iscrizioni del prossimo anno scolastico.

Le famiglie degli alunni interessati hanno la possibilità di registrarsi al portale dedicato alle iscrizioni on line per le classi prime di scuola primaria e secondaria di I e II grado. Successivamente, dalle ore 8.00 del prossimo 16 gennaio alle 20.00 del 6 febbraio, sarà possibile invece fare l'iscrizione vera e propria. Tra le novità per chi si affaccia alla scuola di secondo grado, riferisce il MIUR, ci sono i nuovi indirizzi quadriennali sperimentali che partiranno a settembre 2018. Si allarga quindi a macchia d’olio il progetto, avviato da tempo, ma ancora oggi relegato a 12 istituti.

In effetti, analizzando gli ultimi dati di Eurydice, la rete europea di informazione sull'istruzione, emerge che la scelta di un percorso secondario di cinque anni è poco praticata in Europa: solo Bulgaria e Slovenia, oltre all’Italia, la attuano. Ma c’è anche un altro dato che va sottolineato ed invece sinora trascurato: i Paesi europei nei quali il secondo ciclo è più breve rispetto all'Italia non eliminano tout court un anno di studi, ma lo recuperano altrove distribuendolo diversamente tra i due cicli. L’Italia infatti ha un primo ciclo dalla durata molto breve in confronto al resto del continente: otto anni, mentre la scelta predominante in Europa è di nove anni o addirittura di 10/11 anni.

Marcello Pacifico, Presiedente Anief ha così commentato: "per quale motivo si insiste sull'uscita a 18 anni lasciando però intatto al 16esimo anno di età l’obbligo formativo. Perché diplomarsi prima, se poi il tasso di abbandoni dei banchi rimane alto. E che dire delle iscrizioni all'università, drasticamente diminuite nell'ultimo decennio? Vogliamo davvero adeguarci all'Europa? Bene, allora facciamolo in modo corretto, non guardando solo i casi, peraltro sporadici, che fanno comodo a condurre pericolose sperimentazioni. È un modo di procedere per nulla lungimirante che rischia di affossare ancora di più l’Italia sul fronte dell’istruzione dei propri giovani", conclude Pacifico.

 



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